Il Boy Wonder

dicembre 8, 2007

8.XII.2007 Un piccolo Dioniso.

Filed under: Uncategorized — ilboywonder @ 2:00 pm

Ogni momento in cui sento che le mie risorse stanno per terminare, che tutti i miei sforzi di comprensioni affogano nel tuo silenzio davanti alle mie domande, uno strano istinto nasce in me. Irrazionale, libertino, distruttivo. Un piccolo Dioniso che vuole divertirsi a demiurgo del nostro mondo. Ti cancellerebbe con un sorriso.  Ti rinchiuderebbe in uno zoo, per fiere orientali, ti farebbe sfilare sulle passerelle della mia camera da letto e ti ucciderebbe nel sonno. Bastano poche salate coincidenze e non mi riconosco più. Questo strano dolore è forse più grande del non poterti avere. Svicolo indietro a 5 mesi fa. Scivolo sui miei sbagli e mi sembra di non aver compiuto un passo. Riparto faticosamente per l’ennesima volta da me. Da Dioniso e dalle righe brutte che lancio nel vuoto. Non mi sento libero di essere, costretto in un ruolo dove le mie lacrime sono la fine dei nostri sorrisi. L’amore non guasta, ma non so se sarà abbastanza.

novembre 25, 2007

25.XI.2007 Soltanto contraddittoria. (Words are flying out)

Filed under: Uncategorized — ilboywonder @ 10:37 pm

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Se fossi già nata, se fossi grande abbastanza per chiedermi il perchè delle cose ti racconterei la mia storia. Ti parlerei dei mesi più intensi della mia vita. Inizierei con il farti vedere un quadro di Gehrard Richter. Cosa vedi? Tutto e nulla. Abituati che la vita in fondo è una questione di sfumature.  A nulla serve la cultura o leggere tutti i libri del mondo. Inutile è pure la religione, o la politica. Quello che ti dice mamma o papà aiuta, ma prima o poi dovrai farcela da solo. Quando ti trovi di fronte alla sfuocatezza, quando le emozioni che ti hanno fatto gioire e salire in paradiso ti feriscono l’anima un quarto d’ora più tardi, non serve aguzzare gli occhi, tutto può apparire ancora più confuso. Scegli. Mille volte scegli. Chiudi gli occhi, stringi i pugni, guarda la tua anima e scegli. Corri lungo il tuo percorso, quello che senti più tuo. Non inciampare nelle contraddizioni accettale e vivile fin quando di farcela senza oppure no. Goditi la libertà di credere nel Dio che senti più vicino, di leggere la poesia che più ti piace. Non rispettare i grandi maestri se davvero non lo senti. Rischia se vuoi davvero qualcosa. Vivi le conseguenze e paga i tuoi debiti. Scegli mille volte al giorno e scegli di vivere ogni secondo di ogni giorno che avrai la fortuna di vedere. In fondo la nostra misera splendida libertà sta tutta qui. Unica e soltanto contradditoria.

E tu? Io scelgo di suonare la tromba e la chitarra, di non leggere mai i Promessi Sposi perchè detesto Manzoni, di non entrare mai in politica anche se mi appassionerei, di non praticare la religione anche se ne sento il bisogno, di accettare di aver sbagliato, scelgo di perdonare un amico e di perdere un amica che vorrei sempre con me, scelgo di sfidare un mondo nuovo, per poter essere libero di scegliere domani cosa fare. Scelgo quel negozio in via Sant’Alessandro per esporre le mie opere. Scelgo di darmi ad Estella, di condividere me stesso solo con lei.

Vivo. Ogni secondo.  

novembre 21, 2007

Ti piacerebbe essere mancino, eh?

Filed under: Uncategorized — ilboywonder @ 8:03 pm

 

In un calcio moderno, dove conta solo vincere e non più convincere, un calcio stuprato dai diritti televisivi, da scarpe dal colore abbacinante, da marchi, da calciatori coi capelli impomatati, pieno di violenza e di simulatori. In un calcio dove il potere economico determina il risultato delle partite. In un calcio dove gli scudetti si conquistano in aula. In un calcio dove vige la legge del più furbo, dove le bandiere nascono e muoiono ogni giorno, dove la passione ha lasciato il posto alla contestazione. In un calcio sempre più spettacolo mediatico, dove fa più share il vedo non-vedo-ma-capisco della D’Amico, che il gol di Quagliarella a Livorno, i sapori di una volta si sono persi.L’odore acre della polvere alzata nel campo di granoturco quando da ragazzini giocavamo. Le porte fatte con le magliette. Le ginocchia sbucciate. Un pallone super tele. Comprato per poche lire. Troppo grande per fare la boba. Troppo leggero per fare il sombrero. Troppo leggero per tirare diritto. Ma era tutto ciò di cui avevamo bisogno per sognare.Nel 1970 quest’uomo inventò l’elastico. Non semplicemente perché era convinto di essere il più forte. Il suo calcio è libertà, instancabile ricerca e perfezionamento di un arte, dell’espressione di sé, senza retaggi e schemi preconcetti. Siamo nell’era dei 9 difensori, delle doppie marcature a uomo. Questo calciatore fa l’elastico su Mazzola e poi salta Facchetti. E guida il Brasile alla Coppa.Rimane l’esempio di un esistenza da numero 10. Anche se quel numero l’avevano dato ad un altro, Pelè, lui se lo sentiva tatuato sulla pelle.

Pura immaginazione al potere.

Ti piacerebbe essere mancino, eh?

Quis custodiet ipsos custodes?

Filed under: Uncategorized — ilboywonder @ 9:42 am

Svegliato da una nebbiolina bagnata, che ha custodito i miei sogni per tutta la notte. Sogni dei tuoi abbracci di ieri.

Confusione. Non solo: con fusione delle nostre anime. Animali che si cercano e si adorano. Adornano il proprio tempio, il proprio tempo sapendo che ogni attimo è prelibato, illibato come questo sentimento nuovo che sta nascendo. Sentimi bene: Senti il mio mento, senti il mio corpo sopra il tuo. Il mio cor ponente su di te, il tuo levante su di me. In corso. Stop Amore in corso. Discorso discorso, discorsi a braccio, niente ricorsi solo rincorse , dove? Per arrivare a te ai tuoi abbracci ai tuoi baci. Saggi assaggi di baci vicini. Baci che combaciano plus bacini che si baciano. Cum baciare, cum te, magna cun laude. Audo un ode alla tua pelle ribelle, che freme che geme che trema nella penombra cullante dei nostri attimi. Attenti ad ogni piccolo particolare: alle parti che nel tutto si confondono. Confusione in una cosa sola ma non la stessa.

novembre 20, 2007

17.XI.2007 Candele, solo candele. Accese dai tuoi occhi, spente dal vento.

Filed under: Uncategorized — ilboywonder @ 11:23 am

Fa freddo. Penso che non ho voglia di inverno. Penso che il lucido alone dell’aria bagnata sfuoca e affatica in sere così. Vorrei che restasse l’autunno a farmi compagnia. E’ già passato quasi un anno e in fondo mi consolo sentendo di essere cresciuto. Eppure c’è qualcosa di miracolante in questo freddo pungente, infallibile ed assetato di morbidezza, goloso cantore di angoli candidi. Tutto si deterge, lo sporco sparisce, il male si vomita nei respiri condensati ed evapora. Ogni angolo cambia e un’argentezza brillante mi attrae. Sei bella Milano, pure tu in questo freddo divieni musa invitante e misteriosa. Mi piacerebbe ricordarti così e non scordare queste frasi.

Non ricordo più ciò che scrissi ieri sera su quelle pagine sbiadite. Perdo la memoria e la vista. Rimango inerte, in questo buio avvolgente. Quando ogni argine faticosamente innalzato frana, la piena mi emargina; rimaniamo io e lo specchio che riflette le mie emozioni. Mi sento affogare, nello specchio. Forse è questo che scrissi ieri. Si, devo averlo confessato alla carta ieri sera. Senz’altro mi ritrovai nella stessa condizione più volte. E ieri sera doveva essere una delle tante volte che non riuscii a sopportare il mio silenzioso ascoltare.

Ogni pioggia che cade, ogni volta che il cielo tuona, ogni volta che rivedo i tuoi occhi, tremo anch’io insieme alla terra marrone. Di nuovo perso nel buio. La tua immagine mi guida dallo specchio, lungo il sentiero dentro me. I tuoi occhi scavano dentro i miei e sprofondo nelle voragini di me stesso. Non tremo, ho solo paura di non capire di non comprendermi; paura che alla fine del viaggio rimanga solo una bisaccia vuota, senza ricordi, senza consapevolezza. Ieri sera devo aver viaggiato molto, probabilmente ho raccontato di questo. Ma non ne sono sicuro, non ricordo.

Dentro me, esiste ancora quell’abbraccio di sera, i nostri visi vicini. La mia mano sulla tua gamba, i tuoi occhi che non mi guardavano, illuminati dal fuoco del camino. Erano fiamme vere, e bruciavano come l’inferno. Lì immobile fra rabbia e tenerezza ti strinsi. Tu tremasti per un momento, timorosa di cadere vittima del sottile malinteso che ogni volta ci allontana. Ho sentito davvero che eri lì con me nel buio di fronte allo specchio. Ho sentito che avevi il fiato corto come il mio. Ho visto un baleno nei tuoi occhi, spegnersi nei miei, affogato nelle buone ragioni. Ho visto la tenerezza dell’amore aprirsi un pertugio nei tuoi buoni consigli. Ora ricordo, ti ricordo e non ti scordo più.

9.XI.2007 Generazione senza più nè santi nè eroi…

Filed under: Uncategorized — ilboywonder @ 11:23 am

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Sanamente

Filed under: Uncategorized — ilboywonder @ 11:22 am

Non è una giornata da dimenticare perchè sicuramente Sant’Efisio ci sta a fianco e ci fa bene e non male. Bisogna pensarci più vicino perchè la storia di Sant’Efisio è lungo tra termine parla della terra di di un colore che noi riteniamo abbastanza buono. Il buono della sua religione è di un cavaliere che potrebbe essere cavaliere per noi. Sentiamo tutto quello che c’è all’interno, perchè noi fra i sardi il sentimento è un  muo-muorismo che teniamo religiosamente veramente ssst con grande cuore e grande momento. Sant’Efisio mi fai emozionare, però non vogliono dire le parole che ho detto prima son per del male, perchè la gente sia a fianco perchè quanto più a fianco è un sentimento che ti ci porti tu sanamente per il lavoro e la salute in alto.

15.X.2007 Cose da mettere nel mio sguardo oggi

Filed under: Uncategorized — ilboywonder @ 11:21 am

1.      Rimprovero ma senza colpevolizzazione.

2.      Un senso di speranza, penetrante e privo di affettazione, magari con un accenno di gioia distaccata.

3.      Amore.

4.      Una sorta di dispacere che non è disperazione, frammisto ad un sostanziale riconoscimento della sostanziale benevolenza del destino, che parli al trempo stesso della consapevolezza di tutto ciò che ci sarebbe potuto essere tra di noi e che renda implicita in tale consapevolezza la fragile convinzione che tutto possa ancora risistemarsi.

5.      Un’aura di didvina allegria che quasi volga in malinconia nella sua inamovibilità, ma che al tempo stesso faccia perno intorno alla consapevolezza dell’esistenza di una comunione di spiriti più profonda di quanto sia normalmente possibile tra due individui sulla terra e che, di conseguenza, contenga e lasci presupporre una premonizione di questa comunione lasciando d’altro canto emergere, senza eccessivo trasporto, che nell’amara esperienza tra me e la Signorina detta comunione di spiriti doveva necessariamente passare attraverso la frammentaria esperienza di occhiate fugaci. Ergo:

6.      Un addio gravido di toni d’accoglienza.

5.X.2007 Il folle volo

Filed under: Uncategorized — ilboywonder @ 11:20 am

La voglia di te non si sazia nemmeno il dolore di un destino crudele può spegnerla. 
La conservo per una giornata di pioggia, per una tazza di te.
La cullo per una giornata di sole, per un abbraccio ritrovato.

28.IX.2007 Addio ad Estella

Filed under: Uncategorized — ilboywonder @ 11:20 am

Mi fa male il nome di una donna in tutto il corpo. 

L’amore è poesia dei sensi non esiste se non è sublime. 

Un tempo l’amore fu. Dovevo nascondermi o fuggire. Ora crescono i muri del suo carcere,  come in un sogno atroce. La bella maschera è cambiata, ma come sempre è l’unica. A cosa mi serviranno i miei talismani: l’esercizio delle lettere, la vaga erudizione, l’apprendimento delle parole che adoperò l’aspro Nord per contare i suoi mari e le sue spade, la serena amicizia, le gallerie della Biblioteca, le cose comuni, le consuetudini, il giovane amore di mia madre, l’ombra militare dei miei morti, la notte intertemporale, il sapore del sogno? Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo, della mia miseria. Ormai la brocca già si ruppe sulla fonte, già l’uomo si alzò al canto dell’uccello, già si sono scritti quelli che guardano dalle finestre, ma l’omra non ha portato la pace. Fu, lo capisco ora, l’amore: l’ansia e il sollievo di sentire la tua voce, l’attesa ed il ricordo, l’orrore di vivere successivamente. Ora non mi resta che vivere successivamente a tutto ciò che non sai ancora di me, a tutti i doni che non ti darò mai. Lo speciale in me si fa comune nella tua assenza.

Fu amore, con le sue mitologie, le sue piccole magie inutili. C’è un angolo di strada dove non oso passare. Già mi accerchiano gli eserciti le orde. Le emozioni che non ho mai vissuto con te, Il nome di una donna mi denunzia. Mi fa male il nome di una donna in tutto il corpo.

Estella.

Resta la mia coerenza. La coerenza ed il dolore. Ci sarà valore, ci sarà speranza per quelli che passano dalla porta stretta. Oggi vivo in quest’illusione.

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